Ridi vivi ama

Blog personale sul mio modo di vivere serenamente, felicità, viaggio interiore, armonia

Non mi dirai chi sono. Ti dirò chi sono.

Quando è iniziato il lockdown, ho pensato che appena sarebbe stato possibile, sarei uscita per vedere il lago, in cima agli scogli, nel mio luogo speciale. Tre settimane dopo ho montato la tenda in giardino immaginando di essere in bivacco in Val d’Aosta, dove ho lasciato il cuore.

Oggi, al 50°esimo giorno di quarantena e senza vederne la fine, ho pensato che, quando saremo liberi, tornerò sui banchi dell’università a studiare fisica quantistica, adotterò una capretta che mi seguirà nelle mie passeggiate e mi imbarcherò per qualche campagna lunga un paio di mesi, magari alla volta del Gabon.

Tutto molto compatibile direi!

La verità è che, per molti, questo tempo che siamo obbligati a vivere con noi stessi, porta a galla qualcosa, ci fa scavare in noistessi, ci pone degli interrogativi. Eravamo felici e non lo sapevamo? O abbiamo perso occasioni che rimpiangiamo e vogliamo un nuovo inizio? O magari desideriamo una vita diversa da come era prima? Oppure semplicemente siamo in attesa.

Un amico alle prese con il proprio sito mi ha detto: “Sono bloccato sul chi sono, non so cosa scrivere…perchè in effetti, chi sono?

Bella domanda. Ci ho perso una settimana abbondante cercando di pensare alle sezioni chi sono dei miei siti, immaginando cosa avrei risposto a questa domanda se fosse stata una semplice presentazione tra esseri umani.

Ho iniziato a scrivere dove vivo, quanti anni ho. Ma questo non dice chi sono, da’ delle semplici informazioni.

Poi ho parlato del mio lavoro e dei miei hobby. Ma questo dice cosa faccio, come occupo il mio tempo.

Così ho raccontato la mia storia cercando di essere me stessa. Ma racconta del mio vissuto.

Alla fine ho cambiato titolo e la sezione “chi sono” è diventata “su di me”, un po’ più semplice.

Sul tempio del Dio Apollo a Delfi c’era scritto Conosci te stesso(Gnothi seautón), frase che ha tormetato le menti dei più importanti filosofi, da Socrate a Platone, da Kant a Nietzsche…ma noi, nei nostri tormenti interiori non siamo da meno!

… ma è davvero così importante definirsi?

Viviamo in una realtà in cui tutto ha un nome, a volte più di uno per indicare la stessa cosa, dimenticandoci che le parole altro non sono che una convenzione sociale. Ci cuciamo etichette addosso come fossimo prodotti in vendita, un’identità che ha bisogno di essere creata attraverso la definizione che più si avvicina a ciò che pensiamo di essere, per essere esposta e non vissuta.

Per anni ho cercato di capire chi fossi attraverso una definizione, cercando le mie etichette: sono una persona strana, che ama la solitudine, che vivrebbe bene come eremita, ma adora far ridere la gente; che crede nell’amore platonico, alla quale frega meno di zero del sesso come atto fisico perchè fare l’amore con la mente è tutta un’altra cosa; che cerca stabilità, ma che quando fa’ per troppo tempo la stessa cosa, si annoia. Mi piace il cambiamento perchè ogni volta è come la prima volta.

E tutto questo non mi aiuta molto a capire chi sono. Sono un casino!

Forse, però, tante volte dimentichiamo il peso delle parole: possono aiutarci o limitarci, e quando ci limitano nasce la confusione e la frustrazione.

L’ansia di dover dare sempre un senso a tutto perchè altrimenti gli altri non ci capiscono.

Frustrazione perchè se mi identifico con quella definizione, mi etichetto da sola e la mia testa farà di tutto per riportarmi a ciò in cui tanto mi ero ritrovata, anche se si cambia, anche se non abbiamo neppure le idee chiare.

Ci leghiamo alle parole perchè è con queste che siamo abituati a spiegarci, perchè ci consentono facilmente di comunicare con gli altri, perchè ci danno sicurezza rispetto a qualcosa di astratto, una sicurezza che è solo nella nostra testa.

Queste parole a cui ci leghiamo sono solo etichette. Spesso ci dimentichiamo che non siamo noi a doverci adattare ad una definizione: se quella definizione non ci rispecchia al 100%, non ci rispecchia. Se ci sforziamo di farci andar bene una definizione, andiamo nel caos più totale, perdiamo il nostro essere.

La razionalità è una comoda alleata, una splendida esecutrice.

Qualche giorno fa’ ho provato ad iscrivermi ad un sito e tra le varie informazioni richieste c’erano l’orientamento sessuale ed il colore degli occhi, ovviamente si poteva spuntare una sola casella. Per l’orientamento sessuale c’erano ben 15 opzioni, 15 etichette per definire dal classico etero e omosessuale, chi non frega niente del sesso, chi è attratto dall’intelligenza e dalla cultura, chi ama l’anima dell’altro a prescindere dal genere… per il colore degli occhi, 3 opzioni: marroni, verdi, azzurri.

Io ho gli occhi di un colore strano, marrone-verde, un po’ cangiante, con delle striature particolari… insomma un miscuglio del cavolo che non so nemmeno che colore sia. Sessualmente avrei dovuto spuntare tipo 4 caselle per spiegare ciò che sono. E non perchè io sia complessa, ma perchè tutto è reso complicato dalle etichette.

Alla fine ho chiuso il sito con un “e sti cazzi” sussurrato, ma ben pensato. Chissenefrega di doverci sempre spiegare, giustificare, trattenerci, temere il giudizio per le nostre azioni!

Capire chi siamo è importante per noi,

non per gli altri, è il primo passo verso l’accettarsi. Solo amando noi stessi possiamo sentirci in pace, sorridere col cuore e poterci aprire agli altri, donarci.

Ma capire chi siamo non implica l’uso delle parole: noi siamo tutto il nostro vissuto, siamo le persone che abbiamo incontrato, siamo i nostri antenati, siamo i posti che abbiamo vissuto, siamo le emozioni che abbiamo provato, siamo tutto ciò che ci circonda, siamo le nostre scelte e le nostre azioni, nel bene e nel male, sia che ci facciano gioire o pentire. Siamo tutte le lezioni che abbiamo imparato dalla vita.

“Chi sei tu?” “Mi sono posto la stessa domanda. Sono il figlio di un panda, di un’oca, un allievo, un insegnante. Alla fine sono tutti loro”

E questo lo dice Po in Kung fu panda eh!

Ognuno di noi è una persona unica con i propri pregi e i propri difetti: non conta ciò che gli altri vedono, ma ciò che noi possiamo imparare da noi stessi, guardandoci dentro e scopriremo di essere migliori di ciò che abbiamo sempre creduto essere.

Dovremmo imparare a vivere con più leggerezza, ma, soprattutto, a vivere… capendo chi siamo possiamo trovare la nostra pace, accettarci, vivere in armonia con gli altri.

Conosci te stesso? Potrai rispondere senza paura di sbagliare quando scoprirai in te stesso più difetti di quanti ne vedano gli altri.

Friedrich Hebbel

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