Ridi vivi ama

Blog personale sul mio modo di vivere serenamente, felicità, viaggio interiore, armonia

Su di me

Sono una donna come tante, mamma, attivista e fotografa Felice.

Ho passato anni cercando di comprendere perchè fossi insoddisfatta e infelice, poi ho capito cosa mancava: essere me stessa, responsabile delle mie scelte e consapevole di chi fossi.

Prendevo le mie decisioni basandomi sul giudizio altrui e su ciò che nella società era considerato giusto. Le passioni erano per chi aveva tempo da perdere e valeva la pena fare cose solo se potevano portare a monetizzare.

Ma non capivo.

Poi sono cresciuta.

E ho continuato a non capire.

Mi sentivo sempre di più fuori posto: ogni volta che cercavo di parlarne con qualcuno vicino a me, mi sentivo dire che ero stata libera di scegliere, che avevo deciso io cosa studiare, quale strada seguire, di rinunciare a un hobby.

Libera di scegliere. E’ vero, avevo preso io tutte quelle decisioni, ma non con consapevolezza.

Quando mi sentivo dire che non ero abbastanza intelligente, che quel corso di musica sarebbe stato una spesa inutile, che quel viaggio non era necessario perchè “si sta bene anche a casa“, che quel percorso di studi mi avrebbe portata ad una certezza economica perchè “di arte non si vive“…mi lasciavo condizionare e, nella paura di arrecare un dispiacere, mettevo da parte me stessa.

Compiacere è come dire una bugia: ne dici una, pensi che sarà solo per una volta a fin di bene, invece ne inventi altre cento per coprire la prima e così via. La prima volta mi sono detta “va bene dai, per sta volta rinuncio a quel corso così non faccio spendere soldi alla mia famiglia“, poi una seconda volta, “scelgo quel percorso di studi perchè in fondo magari hanno ragione, lo dicono per il mio bene, loro sono più grandi, sanno molto di più dalla vita“, poi una terza, e così via.

L’asimmetria tra i valori della mia vita e quelli della società che mi circondava, avevano creato un vuoto nella mia personalità fino a cadere in una profonda depressione, desiderando non esistere piuttosto che continuare a vivere con quella sensazione di fallimento, di aver buttato via la mia vita.

Una parte di me sapeva benissimo cosa voleva, l’altra parte aveva paura: paura di fallire, del giudizio, di deludere, di tornare indietro con la coda tra le gambe e ammettere che la felicità come la immaginavo era solo nella mia testa.

Così, per gran parte della mia vita, ho lasciato le cose com’erano.

La paura di fallire è il più grande ostacolo verso la felicità

Avevo 21 anni…

ero giovane, sorridente ma dentro morivo ogni giorno. Avevo 21 anni eppure mi sentivo in ritardo rispetto ai miei coetanei che sembravano avere le idee chiare, proiettati verso il futuro, la laurea che si avvicinava ad ogni esame o la stabilità con i primi lavori. Mi sentivo persa, non capivo chi ero. Avevo una sola certezza: non stavo bene e in silenzio, di nascosto per un’insensata vergogna, decisi di chiedere aiuto.

Tante persone le incontri come fulmini a ciel sereno nella tua vita e ti trasmettono tanto con poche parole. Anche se non le reincontrerai più, per qualche motivo restano. Ed è da una frase detta da una sconosciuta (che oggi riconosco essere stata la prima vera lezione di vita) che il mio cambiamento è iniziato.

Anche la situazione peggiore ci insegna qualcosa. Devi imparare a trarre la lezione positiva da qualsiasi evento, anche dal peggiore che possa capitare.

In quel momento mi ero resa conto che dovevo cambiare prospettiva. Inconsciamente, iniziai a lavorare su me stessa, infondo cosa avevo da perdere provando?

Il più grande cambiamento arrivò sei anni dopo,

la mattina del 1 marzo 2014 scoprii di essere in dolce attesa. Non ero pronta a diventare mamma, non avevo un lavoro, non mi sentivo all’altezza del compito. Ma già amavo Thiago più di ogni altra cosa.

Dopo la sua nascita, realizzai di essere chiusa tra quattro mura da mesi, ogni giorno era uguale, poco o nulla mi emozionava e non ricordavo più come fosse il mondo là fuori. Una mattina, guardando mio figlio che aveva appena compiuto il primo mese, mi dissi che non volevo ricadere nella depressione, volevo essere una mamma felice e insegnare a mio figlio che nella vita avrebbe potuto fare tutto ciò che avesse voluto, senza porsi limiti prima di averci provato.

Un’incoerente. Sorrisi. La sera decisi di parlare con suo padre, emozionata e tesa perchè temevo mi avrebbe presa per pazza.

Entrò dalla porta, si sedette e gli dissi “vorrei comprare una macchina fotografica, la desidero da quando avevo sedici anni e passavo ore alla Fnac, vorrei fotografare nostro figlio mentre cresce”.

“Va bene, sabato andiamo”. Sorrise.

E fu così che investii i miei risparmi.

Iniziai a fotografare mio figlio e, quando dormiva, uscivo in giardino a fotografare la neve; dopo qualche mese il giardino di casa iniziò a non bastarmi più e decisi di arrivare al lago. Ben presto mi ritrovai a Milano senza la compagnia di fobie e attacchi di panico che mi avevano accompagnata per una vita.

Col tempo iniziavo a ricevere apprezzamenti e richieste, sempre di più…ed un altro bivio presto mi si presentò, forse quello che avevo atteso da tutta la vita (o che non avevo colto prima).

Sapevo che se non fossi saltata giù dal treno per prendere questo treno, avrei perso una grande possibilità. Mi fermai a riflettere, infondo avevo e avevamo investito tanto nei miei studi in giurisprudenza, avrei avuto la possibilità di avere sin da subito un mio studio, ma solo l’idea si traduceva in frustrazione.

Decisi. Lasciai tutto per la fotografia.

Mi dissero che ero pazza, che me ne sarei pentita, che non valeva la pena buttare anni di studio. Ma per la prima volta feci qualcosa che non avevo mai fatto: credetti in me.

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