Ridi vivi ama

Blog personale sul mio modo di vivere serenamente, felicità, viaggio interiore, armonia

Walden, ovvero vita nei boschi – Thoreau

Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita, e per vedere se non fossi capace di imparare quanto essa aveva da insegnarmi, e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto. Non volevo vivere quella che non era una vita, a meno che non fosse assolutamente necessario. Volevo vivere profondamente, e succhiare tutto il midollo di essa, vivere da gagliardo spartano, tanto da distruggere tutto ciò che non fosse vita, falciare ampio e raso terra e mettere poi la vita in un angolo, ridotta ai suoi termini più semplici.

La prima volta che ho sentito queste parole, sebbene condensate, ero piuttosto piccina, avrò avuto forse dodici anni, stavo guardando l’attimo fuggente e ne rimasi affascinata.

Non ne comprendevo appieno il significato, in realtà mi ero soffermata su “andai per boschi“.

Per me era una cosa normale, ci vivevo nei boschi, li conoscevo a memoria: papà mi aveva insegnato tante cose durante le nostre passeggiate. Ricordo che una volta camminammo così a lungo da finire in una pineta meravigliosa, con un ruscello che la attraversava. Non ho mai più ritrovato quel posto magico. Rientrammo tardi e distrutti perchè avevamo attraversato quella che allora era una collina (rasa al suolo da un cementificio in pochi anni) sbucando un paio di paesini più in la’!

Ho letto questo libro per intero la prima volta un po’ di anni fa: un tizio si era arrampicato su una pianta nel giardino della città, alla Julia Butterfly Hill, per impedirne l’abbattimento. Ero andata a vedere cosa stesse succedendo: come me c’erano tante persone incuriosite. Non capivo molto nel marasma generale… se non che era salito su quell’albero stringendo tra le mani questo libro di Thoreau.

Walden – vita nei boschi è tornato più volte nella mia vita, prepotentemente, quasi a dirmi “Oh ma ti svegli? Ci sei o ci fai?“.

Tra il 1845 ed il 1847 Thoreau abbandonò la sua città, sempre più vittima della modernizzazione (che a lui non piaceva) per ritrovare il contatto con la natura. Amava le lunghe passeggiate (i suoi pensieri li ritroviamo anche in “camminare” e “ascoltare gli alberi“), il contatto con la natura, ma qui si superò: costruì quasi completamente da solo il suo rifugio sulle sponde del lago Walden e scrisse questo libro, sempre attuale.

Con questo “esperimento” intendeva rendersi cavia (e non fautore di un qualche comportamento da emulare, a quanto pare non fu nemmeno il primo ad abbandonare ricchezza e civiltà per vivere con l’essenziale) e mostrare quanto bastasse poco per vivere: il suo gesto fu cosiderato atto di disobbedienza civile (“disobbedienza civile” è un altro suo libro che vi consiglio!) verso una società materialista ed utilitarista di cui non condivideva gli ideali.

Sostenenva che il significato della realtà si trovasse non all’esterno delle cose, ma dentro di esse e che l’uomo, per migliorare se stesso, doveva abbandonare le proprie preoccupazioni economiche e sociali.

Non era credente, ma affrontava la vita come un percorso di crescita personale, basata sullo spirito che non sulla carna.

Era vegetariano. Non storcete il naso! Aspettate! Non era un nazivegano, ma non potevo omettere questa sua scelta in quanto, personalmente, mi ha stupita molto proprio per l’epoca in cui viveva oltre che per la forte convinzione nelle sue scelte di vita (i suoi scritti ti investono come un fiume in piena!).

Dopo due anni, due mesi e due giorni, Thoreau decise di tornare nella società civile: aveva altre vite da vivere, voleva dedicarsi ai suoi amati boschi e alle sue lunghe passeggiate e dichiarò concluso il suo esperimento.

Gli insegnamenti di questo libro sono davvero tantissimi… personalmente vi consiglio di leggerlo in un momento di stabilità emotiva, o rischiate di impacchettare le vostre cose (quelle davvero essenziali) e partire, sparendo dalla faccia della terra!

Se lo leggerete o se lo avete già letto, fatemi sapere cosa vi è piaciuto!

Un uomo è ricco in proporzione al numero di cose di cui può fare a meno

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